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interno di una moschea -Shiraz Portale della città di Shiraz - lavorazione in ceramica e mattone anziano in una Chay Khane - Shiraz Interno moschea - Shiraz mausoleo Shah-e Cheragh - Shiraz

Capodanno a Shiraz:
Italia - Iran (1-0)

Shiraz è la città iraniana che ospita la tomba di Hafez, il poeta che dal 1300 continua ad affascinare i giovani iraniani.

 

Tomba di Hafez
Giardinio della Tomba di Hafez


La figura di Hafez, il più grande e popolare poeta d'amore della cultura persiana, incarna il confronto tra l'ortodossia delle scuole coraniche, l'intensità mistica dei dervisci, la libertà laica nell'Iran contemporaneo.


La sua tomba, collocata in un giardino, è costante meta di giovani e coppie di innamorati che sostano tra le panchine o alla sala del tè per leggere insieme le sue poesie. Spesso si incontrano seduti accanto alla sua tomba mentre aprono a caso il suo canzoniere alla ricerca di un verso che sia la guida per la vita futura.

 

Il 31 dicembre il gruppo di Praxis in Iran viveva queste emozioni.

 

Mai avremmo pensato però di iniziare il 2008 con una improvvisata partita di calcio, proprio alla mezzanotte, nella piazza antistante il castello di Shiraz. Arbitro iraniano, Reza il nostro accompagnatore. Il goal della vittoria è stato della squadra di Praxis.

 

Temperatura sotto zero, ma molto calore, entusiasmo, competizione e grande amicizia.

 

Foto di gruppo
Foto di gruppo


Il mattino dopo abbiamo scoperto che i nostri avversari non erano iraniani, bensì immigrati afgani, orgogliosi però di rappresentare il paese ospitante.
Il nostro capodanno non poteva essere migliore!

 

Dal racconto di viaggio di Donatella Parisi potete comprendere perché già da tre anni promuoviamo un attivo dialogo con l’Iran:


“Un diario di viaggio che si rispetti dovrebbe raccontare le cose viste, gli incontri fatti, le esperienze vissute.


Questo breve resoconto della visita che 27 persone hanno compiuto in Iran tra Natale e Capodanno invece pone solo delle domande. Perché forse quello che più di tutto riportiamo indietro dall’Iran sono dei punti interrogativi che pesano quanto macigni.


Come si può definire barbaro un paese in cui i giovani si incontrano ogni giorno sulla tomba del grande poeta Hafez per leggerne i versi e commentarne il contenuto?

Cosa c’è di barbaro in ragazzi e ragazze che si affacciano alla vita accompagnati da un poeta che considerano sacro?
A cosa si riferisce l’aggettivo canaglia riferito ad uno stato in cui decine di bambine ci guardano divertite mentre impacciati, senza scarpe e con improbabili chador, camminiamo incerti nella moschea in cui stanno imparando i rudimenti della loro religione?

O sono forse delle piccole canaglie quelle che per strada si fermano per farci ascoltare un canto popolare sotto lo sguardo inorgoglito delle loro maestre?
Come si fa a individuare un terrorista in un gruppo di studenti di architettura che sui siti archeologici dei grandi re persiani ci chiedono di fare una foto insieme e di fermarsi a parlare con loro?

I loro occhi vispi, sciarpe e guanti colorati sono il simbolo di una giovinezza tanto forte che da sola basta a muovere il mondo. Come potrebbero far paura a qualcuno?
Come può una società che ha perso un milione e mezzo di giovani in una guerra durata nove anni contro l’Iraq di Saddam Hussein volerne iniziare un'altra addirittura con le armi nucleari?

Come si può solo pensare che un paese in cui non c’è famiglia che non abbia perso qualcuno in quella guerra, abbia voglia ancora di morte?

Se l’Iran si fermasse soltanto ai luoghi visitati e agli incontri fatti, probabilmente potremmo dire di aver capito che è tutto più semplice di quel che sembra: conoscere, incontrare, visitare è il modo per abbattere le barriere e cancellare ogni problema... Ma è tutt’altro che semplice: l’incontro di civiltà è un lavoro duro e complesso che richiede tempo e risorse.

Un cammino certamente più impegnativo del tanto paventato "scontro di civiltà" considerato da qualcuno come l’unica via possibile.


Il resto del viaggio è da fare tutti insieme da qui per costruire un ponte di pace tra l’Italia e l’Iran.”

 

Amedeo Piva
Associazione "Amici per la Città" - Roma

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