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13-20 Settembre 2005... Iran: sensazioni e frammenti di viaggio.
Partire per l’Iran... già questo crea stupore, un’inevitabile
eco di disapprovazione che si ripropone più insistente via via che si
avvicina la data ultima di partenza... Vado, comunque, lasciando dentro il confine
italico la confusione geografica, le paure infondate e i timori generati da
un’informazione distorta.
Difficile immaginarsi a priori questa terra .. assolutamente un piacere poter
esprimere l’emozione di esserci stata, felice di aver avuto questa fortuna
e di averla presa al volo.. che meraviglia la vita e le sue sorprese.
Tehran, venti milioni di abitanti concentrati in quartieri regolari, in case
cubiche e bianche che simulano costruzioni Lego se viste dall’alto. Tehran
la capitale, ricca di tutto e di più con il suo inevitabile traffico,
i suoi colori e sapori concentrati in antiche tradizioni. Volo interno per Shiraz,
900 chilometri a sud per iniziare un tour intenso di sorprese.. come non rimanere
stupiti di fronte a tali meraviglie che nessuna guida può descrivere
in anteprima? Magnificenza allo stato puro che si riflette nei colori caldi
delle moschee abbracciate da un caldo e afoso sole estivo. Tanto sentimento
ovunque: negli occhi delle donne, nelle famiglie di tre o più su un’unica
moto, nelle poesie di famosi autori che tutt’ora richiamano centinaia
di affezionati al luogo del loro eterno riposo. E poi Persepoli sorpresa incontenibile
che anima occhi curiosi di bambino. Animali immaginari resi statue per immortalare
oltre la vita la magnificenza di Ciro il grande, il re dei re.. bassorilievi,
templi, colonne, tombe funerarie quali risultato di un’architettura virtuosa
e per fortuna poco vulnerabile ..nel tempo tanto è rimasto, di quanto
è sfuggito agli ingloriosi saccheggi storici.
E lungo la strada da Shiraz e Persepoli riposano i figli e i figli dei figli
del re dei re.. quattro tombe scolpite su una parete di roccia, imponenti, importanti,
un risultato di grande arte nella natura. I profili delle montagne si stagliano
contro il cielo terso, l’arsura del deserto e l’improbabile sia
pur reale verde del grano in crescita.
E lungo la strada tra Shiraz e Yazd un tramonto rosso fuoco colora di rame il
cielo e il profilo irregolare delle montagne, prima di salutare noi e incontrare
altrove un nuovo giorno.. la magia della natura. E poi Yazd, terra di Zoroastro
dove le torri del silenzio incatenate al nulla e al per sempre incutono un che
di timore reverenziale. Nessuna fiamma eterna arde in vetta ma tutto sembra
parlare di quel fuoco divino che alimentava cuori credenti. E poi i giochi di
luci e ombre delle casa zoroastriane, le torri del vento frutto di ingegnosi
ingegneri dotati di qualche lontana virtù. Grandi maestrie architettoniche,
acquedotti resi labirinti per scendere da vetta a valle. E avanti, chilometri
su chilometri, lungo asfalti roventi su strade interminabili che dividono il
niente di silenziosi deserti e la meraviglie di oasi a girasoli.. Arrivare a
Isfahan rimane lo spettacolo più grande, un concentrato di bellezze della
natura e della cultura, dell’arte ricca di storia e di vita.. la grande
piazza, le moschee, i bazar, le luci, la gente .. energie, colore e stupore
allo stato puro.
Cene nei vecchi hamman ascoltando musiche e storie che corrono lontano nel tempo.
Musei, giardini, case da mille e una notte: ad ogni tappa una sorpresa. Di ritorno
su Tehran, visita al museo dei gioielli e alla dimora dello scià di Persia..
Bisognerebbe ricominciare da Shiraz, Yazd, Isfahan, dai tappeti, dal sofista
lungo le strade affollate del bazar, dagli sguardi profondi delle donne iraniane,
dai mosaici multicolor delle moschee, dai silenzi..
E invece eccomi con un piede in aeroporto e cuore e mente tre le nuvole, il
sole, la vita e la magia della Persia.
ELISA GRISO, IANTRA VIAGGI
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